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L'idea alla base

Negli ultimi anni, soprattutto in Italia, abbiamo assistito a diverse politiche economiche che ruotavano attorno al concetto di bonus. Rimane tuttavia aperto il dibattito su queste misure, in particolare sugli effetti, al contempo criticati e osannati, che hanno sul sistema economico e sulla sua crescita.

Questo genere di politiche ha l’obiettivo di stimolare il consumo all’interno dell’economia. Se un agente economico, come lo Stato, concede ai cittadini o alle imprese degli sconti o delle agevolazioni sull’acquisto di determinati prodotti o servizi, essi saranno più propensi a consumarli. S’intende quindi la rilevanza che alcune forme di bonus o superbonus possono avere nel sistema economico, soprattutto in situazioni di crisi, quando il consumo di famiglie e imprese diminuisce a seguito di alti livelli di inflazione o, in generale, di una riduzione del potere d’acquisto.

Ma quindi i bonus aiutano l’economia? Sono efficaci nel perseguire obiettivi di crescita economica?

Esempi concreti: superbonus e cashback

Due esempi di iniziative basate sui bonus sono il Superbonus 110 e il cashback.

  • La prima, varata per far fronte alle problematiche insorte con la crisi pandemica, aveva l’obiettivo di sostenere il settore dell’edilizia, stimolandone la domanda. I dati ci mostrano come si sia passati da un valore di 30 miliardi l’anno di lavori edili, a circa 65 miliardi nel 2021.
  • La seconda, invece, mirava a diffondere l’utilizzo dei metodi di pagamento digitali, nell’ottica di digitalizzazione del Paese e per combattere l’evasione fiscale.

Entrambe le iniziative ci mostrano alcune dinamiche utili a comprendere meglio la natura dei bonus. Si possono individuare due punti, certamente non esaustivi, ma che aiutano a fornire una risposta alle domande presentate alla fine del paragrafo precedente.

I bonus sono misure a breve termine

Il primo punto a cui è importante prestare attenzione riguarda il raggio d’azione temporale dei bonus. Essendo delle mere elargizioni di capitale per sostenere delle spese, queste misure, nonostante appaiano meno onerose di altre politiche più strutturate, hanno un risvolto solo nel breve termine. Lo stimolo che sono in grado di generare all’interno del sistema economico svanisce in fretta, perché per definizione è assente un piano strutturato sul lungo periodo e si prevede solo la copertura di spese nell’immediato.

Con questo non si vuole affermare che l’impatto dei bonus sia nullo, anzi, nel breve periodo sono in grado di smuovere molte corde nell’economia, tuttavia il loro effetto rimane circostanziato al periodo in cui l’iniziativa è attiva: non appena lo Stato spegne questo tipo di misure, i benefici cessano.

Riprendendo gli esempi citati prima, con il Superbonus 110 moltissimi condomini hanno approvato lavori di ristrutturazione dei palazzi o di pulizia delle facciate, ma quando l’incentivo è venuto meno le aziende del settore si sono interfacciate con un significativo calo di richieste. Inoltre, la pessima gestione della politica, che ha continuamente apportato modifiche normative alla misura, ha generato un effetto quasi contrario a quello sperato. Ad oggi infatti circa 33mila imprese artigiane del settore, rischiano il fallimento, a causa dell’impossibilità di vedere ripagati i lavori svolti a credito in questi anni.

Anche con il Cashback si sono potuti osservare i limiti temporali del bonus. A tal proposito il Mef ha dichiarato che nel periodo tra luglio e agosto 2021, a seguito della sospensione della manovra, si è ridotto sia il valore sia il numero dei pagamenti elettronici. La politica è al corrente di questi limiti dei bonus: Draghi, ad esempio, sostenne i bonus per l’edilizia nel post pandemia, ma con una doverosa postilla, ovvero che, per massimizzare la loro efficacia, in una seconda fase si sarebbero dovute strutturare delle politiche economiche di lungo periodo, altrimenti non si sarebbe registrato alcun miglioramento in termini di crescita economica a distanza di qualche anno.

Non risolvono problemi strutturali

Partendo dalle motivazioni espresse al punto precedente, si giunge al secondo punto: i bonus non possono essere intesi come una forma di investimento da parte dello Stato in un particolare settore dell’economia. Se gli effetti di una misura hanno un impatto circostanziato solo nel breve periodo, viene meno la definizione stessa di investimento secondo cui una spesa iniziale porta a un ritorno in futuro. I bonus sono più simili a spese emergenziali e non si possono quindi intendere come iniziative economiche volte a risolvere problemi strutturali del sistema economico.

Conclusioni

Tornando quindi al fulcro della questione, possiamo affermare che questo genere di politiche ha dimostrato di saper supportare la ripresa economica, tuttavia, a causa delle loro caratteristiche, si dimostrano efficaci a perseguire un tale obiettivo solo se usate con cautela e affiancate a progetti strutturati sul lungo periodo.

Articolo di Lorenzo Mottinelli – Vice Responsabile Area Sales & Business Development JECatt