Il caso Enron: storia di un fallimento


Nella letteratura economico-finanziaria, il caso Enron viene citato, ormai in via consolidata, tra i più noti scandali del settore a livello mondiale. L’azienda si è repentinamente trasformata da acclamato modello di strategia innovativa ed efficiente, in caso tipico di fallimento manageriale e bancarotta obbligata.


Fondata nel 1985 a Houston, Texas, come compagnia operante nel settore energetico, la Enron Corporation fu il risultato dell’acquisizione della Houston Natural Gas (HNG) da parte di InterNorth.

In quel momento, il mercato statunitense del gas era in un periodo di deregolamentazione, e non ci volle molto perché Enron ne emergesse pioniera. Infatti, con l’ordine FERC (Federal Energy Regulation Commission) 436, acquisto e consegna di gas divennero due processi disarticolati. Di conseguenza, le società operanti nel settore furono trasformate da fornitori di servizi di acquisto e consegna di gas in bundle, a intermediari tra produttori e acquirenti di gas.

Il principale effetto collaterale di questa deregolamentazione fu senza dubbio una maggiore esposizione degli utenti alla volatilità dei prezzi del gas, con una conseguente complicazione nella pianificazione tariffale.


La figura chiave nella storia della Enron Corporation fu, fin quasi dal principio, Jeffrey Skilling, prima responsabile delle operazioni finanziarie e successivamente CEO. Sotto la sua guida, la compagnia venne indirizzata su una particolare strada strategico-gestionale.

Durante la prima metà degli anni ’90, e in particolare fino al 1997, l’azienda si espanse in nuovi mercati, focalizzando la propria attenzione su quelli meno regolamentati e più frammentati (primo fra tutti il mercato dell’energia elettrica).


La rivoluzione interna guidata da Skilling coinvolse finanche il modello contabile dell’azienda, e in tale contesto le problematiche radici del fallimento si stabilirono. Enron, infatti, iniziò ad utilizzare il cosiddetto metodo mark-to-market (MTM), con il quale gli asset aziendali vengono registrati a bilancio utilizzando il fair value (contrariamente ai metodi tradizionali, che principalmente utilizzano il valore contabile). Il problema insito nel metodo MTM è che, spesso, il fair value è difficile da determinare, essendo legato a diverse condizioni di mercato; nel caso specifico di Enron, si manifestò una significativa discrepanza tra i flussi di cassa dichiarati e quelli effettivi.


Per ovviare a queste difficoltà contabili e per nascondere le perdite, la compagnia si rifece all’utilizzo di particolari società di comodo denominate Special Purpose Entities (SPEs) o Special Purpose Vehicles (SPVs). In questo modo, tutte le operazioni contabili più “burrascose” e problematiche venivano trasferite alle SPEs, sparendo dai bilanci di Enron e appianando gli squilibri computistici.

Inoltre, la compagnia utilizzava le SPVs per richiedere prestiti in sua vece: entrata ormai in un circolo vizioso, la Enron Corporation continuava ad incrementare il proprio debito, per poi nasconderlo attraverso le società di comodo.


Nel 1999, il Comitato Aziendale per il Controllo e la Conformità, incaricato di verificare che i bilanci e i rendiconti finanziari dell’azienda ottemperassero alle norme contabili, riscontrò un’elevata percentuale di rischio nelle operazioni di Enron. Fra tutte, ben nove pratiche contabili vennero classificate come “altamente rischiose”: quella circostanza rappresentò il preludio del crollo dell’impero Enron.


Il vero declino cominciò nel 2001, con la sfiducia degli investitori e le indagini federali che caratterizzarono gli ultimi anni della società.

In particolare, le imprevidenti transazioni finanziarie aziendali suscitarono l’interesse della SEC (Securities and Exchange Commission), la quale diede avvio ad una serie di inchieste.

Quando i dettagli di queste inquisizioni finanziarie vennero resi pubblici, il prezzo delle azioni di Enron, in poco più di un anno, crollò drammaticamente da $ 90,75 (agosto 2000) a $ 0,26 (novembre 2001).


Nell’agosto 2001, otto mesi dopo aver assunto la carica di CEO, Skilling annunciò le sue improvvise e imminenti dimissioni per ragioni familiari. Nell’ottobre 2001, un processo formale nei riguardi della società fu aperto dalla SEC: la violazione dei principi contabili e l’utilizzo di un metodo di rendicontazione fallace emersero, così come la sovrastima dei profitti e la sottostima delle passività aziendali.


Nonostante il tentativo di risanare i propri debiti, la Enron Corporation fu costretta, alla fine, a dichiarare bancarotta. Più di 20.000 fondi pensione andarono persi per ripagare i creditori, mettendo a repentaglio la stabilità economica di molti dipendenti aziendali.

Quando le indagini della SEC si conclusero, diversi dirigenti di Enron vennero accusati di insider trading, frode fiscale e corruzione. Jeffrey Skilling, che dal principio aveva teso i fili delle truffe contabili della società, fu condannato a 24 anni di reclusione.


In quel periodo, il fallimento di Enron si classificò come il più grande mai avvenuto nel mondo finanziario statunitense. Il caso ha avuto conseguenze dalla portata considerevole, dando avvio ad una vera e propria riforma legale e regolamentare, in tema di pratiche contabili fraudolente. Nel 2002, l’allora presidente americano George Walker Bush firmò il Sarbanes-Oxley Act, vero pilastro di tale ristrutturazione: sanzioni più che severe iniziarono ad essere applicate per qualsiasi attività di distruzione, alterazione o falsificazione di documenti finanziari.


Francesca Dri

Cattolica Global Markets

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