PMI, crisi del 2020 e possibili ripercussioni


Con la pandemia causata dal Covid-19, le PMI italiane hanno subito un tracollo e sarà difficile risollevarsi da questo periodo se non mediante un piano di finanziamenti pubblici rivolto a questa categoria di imprenditori.

L’ormai celebre Coronavirus ha sicuramente cagionato danni importanti all’economia italiana, così come a quella mondiale. Se focalizziamo la nostra attenzione sui vari settori imprenditoriali noteremo, infatti, che i proprietari delle piccole e medie imprese sono stati quelli più colpiti da questa pandemia.

In particolar modo, vediamo come nel 2020 vi sia stato un calo del fatturato da parte delle PMI del 13,5% rispetto al 2019, misura notevole, dato che, in termini assoluti, stiamo parlando di una cifra attorno ai 420 miliardi di euro. Nonostante tale perdita, gli stanziamenti da parte del Governo nei confronti di questa categoria sono stati esigui: 29 miliardi di euro di aiuti diretti, solamente il 7% del fatturato perso da parte di questa categoria.

Difatti, nonostante i finanziamenti ricevuti da parte dell’Unione Europea, il governo italiano ha perseguito più misure a sostegno della cittadinanza italiana ma non ha supportato in maniera sufficiente i settori che sono stati più colpiti da questa pandemia.

Una misura che sicuramente ha avuto modo di aiutare alcuni settori è stata il “Decreto Ristori”, emanata il 27 ottobre c.a. a favore di bar, palestre, cinema, ristoranti et similia, che ha si coperto il 25% del calo di fatturato, ma che comunque non riesce a sostenere nemmeno i costi fissi di queste attività.

Disgraziatamente tutto ciò comporterà ad un aumento sia dei fallimenti che delle liquidazioni delle PMI. Infatti, a discapito del quinquennio 2012-2017 che aveva visto un graduale calo di queste procedure, già nel 2019 si erano presentati dati preoccupanti, con un aumento dei fallimenti e delle liquidazioni pari rispettivamente al 12,4% e all’1,7%, dati che sono destinati a crescere date le avversità che hanno dovuto affrontare gli imprenditori in questo periodo. Negli ultimi anni, tuttavia, le piccole e medie imprese sono diventate più resilienti, dal momento che si è assistito ad una riduzione del peso dei debiti finanziari in rapporto al capitale netto. Il maggior problema delle PMI oggi è quindi laliquidità, ma gli imprenditori potranno contrastare tale problematica perché, seppur vi sia stata una notevole riduzione di fatturato e di redditività nel corso del 2020, i fondamentali finanziari hanno continuato a migliorare durante gli ultimi anni e questo permette loro di poter accedere ai finanziamenti così da far fronte alle difficoltà sovvenute a causa del Covid-19.

Dal punto di vista aziendale, gli interventi principali da attuare per affrontare queste problematiche saranno di due tipologie: riorganizzazione degli spazi/processi ed ampliamento dei metodi di fornitura dei prodotti/servizi. Le PMI dovranno dare una ventata di innovazione per poter proseguire la propria attività, poiché ciò che si è avuto modo di comprendere da questa pandemia è che la digitalizzazione e le nuove tecnologie sono fondamentali per stare al passo con i tempi, come dimostrato anche dall’E-Commerce rivelatosi fondamentale in questa fase delicata, tanto da essere uno dei pochi settori in notevole crescita rispetto a gli altri che hanno perso notevolmente terreno.

Sono tanti i settori in difficoltà, come esplicitato prima, e sicuramente alcuni decreti hanno in piccola parte aiutato le categorie più colpite, ma oltre alle attività che girano attorno al turismo ci sono anche altri settori in seria difficoltà, come per esempio la filiera intrattenimento, quella del trasporto persone, la filiera eventi (congressi, matrimoni, cerimonie), gli agenti di commercio ed altri. Tutti questi settori se non avranno un aiuto consistente da parte dello Stato riscontreranno notevoli difficoltà; non è remota l’idea che questi ostacoli possano tramutarsi in una recessione con conseguente aumento della disoccupazione.

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